Note 149 — QUADRO SECONDO
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In tutta questa parlata di Diocare, il cointeressato de’ sacerdoti, cerca raccogliere i giudizj e le dicerie che correan per Atene sul conto di Socrate, a quest’epoca del dramma (415 av. l’E. V.), cioè nove anni dopo la rappresentazione delle Nubi e quindici anni prima dell’accusa di Melito: giudizi e dicerie che, accreditate, checchè se ne dica, e sia pure involontariamente, dalla satira di Aristofane, avvalorate dalla credulità, dalla ignoranza e dalla sorda guerra dei demagoghi, dei sofisti, dei sacerdoti e di tutti coloro che la ironia di Socrate aveva irritato o pei quali la sua persona era un’accusa e un rimprovero vivente, dovevano preparar lentamente il terreno a quelle prevenzioni che alla fine presero corpo nel processo e furono le cause della condanna del grande filosofo.
Il metodo stesso di vita di Socrate, apparentemente ozioso, pareva fatto apposta per avvalorare i pregiudizi che cominciavano a circolare tra il popolo in odio suo. Le leggi antiche soloniche, severissime contro l’ozio, cui comminavan l’infamia (Plut. e Diog. Laerz. in Solone; Erodoto, II; Polluce, VIII, 6), obbligavano ogni cittadino del terzo e del quart’ordine a esercitare qualche utile ed onesta professione, o a servire immediatamente la repubblica. Nell’opinione degli Ateniesi, Socrate (sebben come soldato avesse fatto il suo dovere a Potidea, ad Anfipoli, a Delio) non faceva nè una cosa nè l’altra: poichè «ch’ei fosse a vedersi ed udirsi giornalmente per tutti i vicoli di Atene e per le pubbliche piazze, e ch’egli andasse da una bottega e da un’officina all’altra a molestar la gente ne’ suoi mestieri con le sue questioni e sottigliezze — come essi le nomavano — ciò non veniva riguardato dal basso popolo e neppure dalla massima parte di quei della prima classe, per una occupazione di veruna specie, e meno ancora di verun merito» (Wieland, Aristippo, II, lett. 28). — Figurarsi se questa non doveva essere un’arma eccellente in mano di coloro che quell’apostolato di Socrate molestava, o che la ironia sottile del vecchio derisore raumiliava.