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Alcibiade

Note 148 — QUADRO SECONDO

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Salvo l’esatto adempimento de’ suoi doveri di cittadino, Socrate astenevasi dalla vita pubblica, dai tribunali e dalle assemblee (Plat., Apol., I, XIX, XX). Il suo solito demone, egli diceva, lo aveva sempre trattenuto dallo immischiarsi nelle brighe di Stato: in fondo egli sentiva dentro di sè che il campo del suo grande apostolato era altrove; e che non era già tra le ciancie e i litigi dei venali Eliasti, nè tra il cozzo delle passioni meno nobili e dei bassi intrighi disputantisi il campo nell’assemblea, ch’egli poteva sperare di far udire utilmente per la repubblica i consigli della sua sapienza e delle sue virtù. — Una sola volta, com’egli potè ricordarlo con orgoglio davanti a’ suoi giudici, egli prese la parola nelle cose della repubblica: e fu per opporsi, indarno, alla iniqua condanna dei capitani vincitori alle Arginuse (Apol., XX).

Un’altra missione nella sua città stava innanzi alla mente di quel giusto. «In un tempo, scrive il Wieland, in cui nessuno sembrava accorgersi come la depravazione sempre crescente degli antichi costumi andava approssimando lo Stato alla sua perdizione; in un tempo in cui il troppo rapido passaggio dall’aurea mediocrità di altra volta al culmine di potenza e di ricchezza a cui Pericle avea spinta la repubblica, apriva agli invaniti Ateniesi prospettive così luminose da farli dimentichi di ogni moderazione, nè più sognar d’altro che di dominio universale, e illimitato aumento di possessioni e di tributi; in un tempo in cui un uomo di vista così lucida e di così sano giudizio, com’egli era, poteva presentir facilmente che una terribile tempesta si andava formando per piombar sopra Atene, e che ben tosto sarebbesi presentata l’occasione in cui l’universale penuria di virtù morali e politiche avrebbe dovuto farsi profondamente sentire colle più funeste conseguenze; — in siffatto tempo offrir sè medesimo, nei pensieri e nelle massime, con la voce e con le opere, qual esempio di tutte le domestiche e civili virtù, per trarre a sè con l’incentivo delle sue maniere soavi la gioventù della classe più cospicua, e formarla a poco a poco a pensamenti e principii conformi, questo innegabilmente era il servizio maggiore che un uomo prestar potesse alla patria: e l’unico uomo che il voleva e lo poteva era, anzi fu... Socrate» (Wiel., Aristippo, I, lett. 6).

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