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Alcibiade

Note 145 — QUADRO SECONDO

Reading edition

Sono due di quelle parole magiche che i Greci solevano chiamare lettere efesie — ἐφέσια γράμματα — delle quali usavano indovini e ciurmadori per prendere a gabbo la credulità delle donnicciuole e delle persone superstiziose; sulla derivazione delle quali, e sul cui significato, osserva il Wieland, sono state scritte con molta filologia molte cose vane. Diceansi lettere efesie perchè la cintura e la corona della statua di Diana in Efeso eran tutte sparse di simili parole e segni cabalistici, con cui gli indovini e preti mendicanti e mercanti d’amuleti (προβασκάνια) spacciavano di allontanare i mali spiriti, scongiurar le imprecazioni dei nemici, ecc. Cfr. Platone, Repub., II, 364.

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