← Table of contents
Alcibiade

Note 132 — QUADRO SECONDO

Reading edition

Una caratteristica degli eristici era appunto la loro pretesa scienza enciclopedica. Ed era naturale: le idee, le cose, per essi non essendo nulla, e le parole tutto, niente di più ovvio dello esercitare la loro arte e i loro sproloqui su qualunque ramo dello scibile. Per essi non vi poteva essere nè scienza, nè arte difficile: tutte, per essi, si valevano a un modo, perchè erano tutte eguali davanti alla loro ciarlataneria dialettica: ed essi quindi millantavano di essere dotti in tutte. Alludendo appunto a questo ammasso sconnesso e svariato di cognizioni confuse, Socrate paragonava ironicamente l’arsenale scientifico d’un sofista — ἔμπορος (Plat., Protag.) — ad un emporio. È noto di Ippia che venuto in Olimpia, oltre al vantarsi di insegnare tutto lo scibile umano, e di disputare su qualsiasi argomento, mostrava le sue vesti, l’anello, il sigillo, la profumeria, i calzari, la fascia, e perfino una stregghia, affermando tutto quello essere lavoro delle sue mani (Platone., Ipp. min.; Cicer., de Orat., III, 32). Nell’Eutidemo, Socrate, presentando a Clinia i due eristici Eutidemo e Dionisodoro, dice di loro con velata ironia che essi sono sapienti «in cose non da poco ma grandi; sanno di guerra quanto s’appartiene a un buon generale, e i modi di schierare e comandar gli eserciti; capaci anche di mettere uno in caso di aiutarsi da sè davanti ai tribunali.» — Ma i due sofisti gli dan sulla voce osservando che queste per loro le sono inezie, a cui non si applicano che per passatempo: e ch’essi sanno di meglio, e sono in grado d’insegnare anche la virtù (Plat., Eutid., II).

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings