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Alcibiade

Note 124 — QUADRO SECONDO

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γηγενέις, αὐτόχθονες, autóctoni, indigeni, aborigeni, generati dalla terra: epiteto quasi di nobiltà che davano a sè stessi gli Ateniesi.

Sull’orgoglio degli Ateniesi per la loro origine dal suolo, della quale frequente si vantavano, vedi Platone, Menesseno: «Questa disposizione generosa che vuol la libertà e la giustizia, quest’odio innato dei barbari è inalterabile e radicato fra noi Ateniesi, perchè noi siamo di origine puramente greca, e senza mistura coi barbari. Da noi nessun Pelope, nè Cadmo, nè Egitto, nè Danao, nè tanti altri veri barbari di origine, greci soltanto per la legge. Il puro sangue greco scorre nelle nostre vene, senza mistura di sangue barbaro; da qui nelle viscere stesse della repubblica scorre l’odio incorruttibile a tutto ciò che è straniero» (Ibid.); e Aristofane nelle Vespe: «Attici siamo noi, dalle aguzze diretane parti, di vera nobiltà noi soli ornati, di questo suolo antichi figli» Cfr. Luciano, Anacarsi, — dove Anacarsi dà cortesemente la baja a Solone e agli Ateniesi per questo vanto che si attribuivano di autóctoni, ossia indigeni. — Platone, nel Crizia, narra, che nella spartizione delle terre che fecero gli Dei tra di loro, l’Attica, siccome terra per natura adatta alla virtù e alla sapienza, toccò in sorte a Minerva e a Vulcano, i quali ingenerarono in essa dei buoni uomini autóctoni. — Così un oratore ateniese diceva con boria a Gelone di Siracusa: Noi siamo il più antico popolo di Grecia, e soli fra i Greci non mutammo mai patria (Erod., VII, 161). — Pericle, nell’orazione funebre, vanta come prima lode di Atene l’aver sempre avuto gli stessi abitatori (Tucid., II, 36). — E un Ateniese, in Euripide (citato da Plutarco, De exilio, III): Noi non siamo già un popolo qua trasportato da straniero paese, ma vi nascemmo autóctoni. — L’origine vera poi di questo nome può ritrovarsi nella sottile osservazione di Tucidide, che cioè, mentre le altre contrade della Grecia, come la Tessaglia, la Beozia, l’Argolide, per la ricchezza e fertilità del loro terreno, furono continuo oggetto di contese fra le antiche stirpi guerresche, e quindi più di frequente soggette al variar degli abitanti, l’Attica invece, il cui terreno infecondo non destava la gola a nessuno, fu lasciata in pace; e così «siccome quella che per la sua sterilità andò lungamente immune da rivoluzioni, ebbe mai sempre gli stessi abitatori» (Tucidide, I, 2. Cfr. Pausan., Attic., I, 14).

Vero è che questo vanto di aborigeni attribuitosi dagli Ateniesi sembra singolarmente guastato dalla opinione che Cecrope, il loro primo re e fondatore, fosse uno straniero venuto nell’Attica con una colonia dall’Egitto: per cui il vanto di Cecròpidi che Carinade accoppia all’altro di autóctoni, potrebbe a questo posto parere in bocca sua imprudente od illogico o fuori di luogo. Su di ciò osservo: che l’antica leggenda attica — all’epoca del dramma — considerava tuttora anche Cecrope precisamente come un re indigeno od autoctono (Κέκρωψ αὐτόχθων, Apollod., lib. III), per lo che si favoleggiò di lui che fosse mezzo uomo e mezzo serpente (simbolo della terra). — Viceversa, l’opinione che Cecrope fosse egizio (registrata da Suida, dallo scoliaste di Aristofane, da Tzetzes, da Cedreno), non sorse che assai più tardi dell’epoca di Alcibiade; e cioè non prima del IV secolo av. l’E. V., quando si notarono alcuni caratteri di somiglianza tra la dea Athene e l’egizio Neith e quando i sacerdoti egiziani ebbero accreditata l’opinione che la Grecia andasse all’Egitto debitrice della sua civiltà religiosa e politica. (Cfr. Müller, Orcomenos, pag. 106; Vos., Antisymbolica, II, p. 415; e Meursius, Reg. Athen. Sugli altri nomi di discendenza con cui gli Ateniesi si chiamavano, vedi più innanzi la nota 85 su Eretteo).

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