Note 391 — QUADRO QUINTO
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Sugli onori e sulle offerte che davano i Greci alle tombe — e che erano destinati a placare le divinità infernali e i mani degli estinti, — vedi Esch., Pers., Coef.; Sof., Elett., Antig.; Eurip., Elett., Alcest., Orest., If. in Taur.; Anacr.; Om., Odiss.; Luciano, Del lutto, Caronte, ecc. Consistevano in ciocche di capelli, ed erbe e fiori sparsi sulle tombe — rose, mirti, amaranti, viole, prezzemolo (indi il proverbio abbisognar di prezzemolo, σελίνου δεῖσθαι, Plut., Timol., per indicar persona in punto di morte); in profumi preziosi e in libazioni (ἐνάγισμα, χοαὶ) di sangue, di vino, di latte fresco, di miele, di acqua. In ispecie il miele, come emblema della morte, θανάτου σύμβολον, raramente dimenticavasi nelle libazioni: indi il nome di μέλισσαι dato alle anime dei defunti, e di μειλίχιοι agli dèi infernali. I fanciulli non ancor giunti all’adolescenza, e i morti sotto l’imputazione di delitti commessi o di una condotta disonorante, non avean diritto nè alle libazioni, nè agli altri onori. Queste cerimonie avean luogo il nono e il trentesimo giorno dopo i funerali del morto; ma rinnovavansi in dati giorni del mese di antesterione, consacrati ai morti (μιαραὶ ἡμέραι — Esich.) — e in altri anniversarj detti giorni nemesj (νεμέσια — Suid.) da Némesi, sotto i cui auspicj si celebravano; nei quali giorni credevasi che i mani degli estinti abbandonassero per alcuni istanti le eterne dimore e venissero a raccogliere le lagrime dell’amicizia (Lucian., Caronte). È ad uno di questi giorni che accenna Timandra in questa scena. — Gli Ateniesi si distinguevano poi fra tutti i Greci nell’onoranze agli estinti e nell’osservanza delle sepolture. Sappiamo da Euripide (Suppl.) ch’essi intrapresero una guerra al solo fine di ottener sepoltura ai sette duci di Argo, caduti sotto Tebe; ed è nota la condanna dei capitani ateniesi vincitori degli Spartani alle Arginuse, puniti di morte per non aver ripescato dal mare e seppelliti i cadaveri degli Ateniesi morti nella battaglia (Diod. Sic., XIII, 18). E Demostene vanta gli Ateniesi perchè «soli fra tutti i popoli, agli estinti per la patria diedero onoranza di tombe e di funebri elogi ad eternar le gesta dei forti» (Demost., Ad Leptin.) — Massimi infatti erano, fra tutti, gli onori ai caduti in guerra, ai benemeriti, pei grandi servigi, della patria, eguagliati agli dèi (ἰσόθεοι): sui quali onori funebri vedi Platone, Meness.; Arist., Panaten.; Diod. Sic., XI, ecc.