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Alcibiade

Note 368 — QUADRO QUINTO

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Un critico «erudito» del mio Alcibiade, il signor Stuart, si scandalizzò altamente ch’io avessi nell’opuscolo «Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle,» calcolato a duecentonove navi e sessantaquattromila uomini il totale effettivo delle forze mandate da Atene all’impresa di Sicilia: e scorgendovi la prova ch’io ho scritto l’Alcibiade senza leggere Tucidide, ebbe la bontà fraterna di consigliarmi lo studio del grande storico ateniese. Infatti Tucidide «il quale, — secondo l’arguta osservazione del signor Stuart — ha la pretesa di saperne più del signor Cavallotti,» enumera in sole 136 navi e 5100 soldati (lib. VI, 43) le forze ateniesi della prima spedizione di Sicilia, con Alcibiade, Lamaco e Nicia: e in 73 navi e 5000 soldati il totale della spedizione di rinforzo condotta da Demostene ed Eurimedonte. Ed ecco come la spedizione di Sicilia, a detta di Tucidide, cioè a detta del signor Stuart che dice di averlo studiato, non si componeva che di diecimila e cento uomini in tutto; nel qual numero è veramente un po’ difficile farci stare i 40,000 uomini perduti, di cui parla Cimoto in questa scena: ed ecco come il signor Stuart, tutto trionfante, conclude che «la raccomandazione da lui fattami di leggere Tucidide era tutt’altro che inopportuna.» C’è però un guaio: Tucidide e gli altri classici antichi non basta il leggerli bisogna anche saperli leggere: cioè leggerli con quel corredo di studj classici e di cognizioni sull’antichità, che sono indispensabili per capirli e per non leggerli a rovescio. E a questo per l’appunto non pensò il mio critico egregio: il quale, essendo stato poco tempo addietro colto in flagrante d’ignoranza completa intorno allo storico ateniese, e volendo, pare, liberarsi da quella taccia, credette ingenuamente che bastasse il mettersi a leggerlo senz’altro, per poterlo citare con cognizione di causa. E naturalmente lo ha citato a sproposito: poichè digiuno di studj intorno all’autore che leggeva, il poveretto, non s’accorse che il calcolo mio (ch’è per lo appunto il calcolo di un insigne ellenista, il Peyron) era per lo appunto dedotto dai dati di Tucidide; il poveretto non sapeva che in quella cifra dei 10,100 soldati, Tucidide indica, come è uso indicar sempre, la sola cifra degli opliti, ossia l’effettivo della fanteria pesante d’ordinanza e non già della forza numerica; che ciascun oplite aveva seco in guerra un servo (ὑπασπιστης) non contato nei quadri; che ogni trireme, oltre le truppe di sbarco, portava 200 uomini tra fanteria navale ed equipaggio: e non sapendo tutto questo, il signor Stuart, tutto intento a dimostrare che l’impresa di Sicilia era stata proprio una bazzecola, annunziò al mondo erudito la grande scoperta che Atene aveva mandato a quell’impresa non già 64,000, ma soli 10,100 uomini, i quali in Sicilia avran poi dovuto moltiplicarsi come i pesci della Bibbia, perchè dopo tutte le battaglie e dopo tutti i disastri subìti, e dopo le grandi stragi che ne vennero fatte, ne rimanessero ancora «non meno di quarantamila» (Tucidide, VII, 75) nell’ultima ritirata di Nicia! — E così si parla di storia e così si fa la critica da certi critici eruditi ai giorni nostri!

Ecco dunque la statistica delle forze ateniesi in Sicilia, secondo i dati di Tucidide, illustrati dal Peyron:

1.ª spedizione con Alcibiade (Tuc., VI, 48): 134 triremi, in ragione di 200 uomini d’equipaggio ciascuna, totale uomini 26,800: 3 navi rodie da 50 remi, uomini d’equipaggio 100; opliti 5,100; loro servi 5,100; cavalieri 30; loro servi 30; truppe leggiere 1,300 — totale navi 136, uomini 38,460.

2.ª spedizione (VI, 94): cavalieri 250; loro servi 250; arcieri a cavallo 30. — Totale uomini 530.

3.ª spedizione (VII, 42): triremi 73; loro equipaggio 14,600; opliti 5,000; servi 5,000; truppe leggiere 500 — Totale 25,100.

Totale complessivo delle tre spedizioni 64,000 — con buona pace dell’erudito signor Stuart.

E colla cifra dei 64,000 si spiegano i 40,000 uomini della ritirata, e i 7,000 prigionieri di cui parla Tucidide (VII, 75, 87); e si spiega come sulla sua scorta Isocrate (Sociale, 29) e sulla scorta di entrambi Eliano (V. St., V, 10) — e sulla scorta di tutti e tre il mio Cimoto — calcolassero le perdite ateniesi in Sicilia a 40,000 uomini. Isocrate ed Eliano parlano anzi di 40,000 opliti perduti; è evidentemente un equivoco: gli opliti dell’impresa non erano che 10,100. Ad ogni modo il signor Stuart, che non sa leggere Tucidide, se l’aggiusti almeno con Isocrate e con Eliano!

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