Note 352 — QUADRO QUINTO
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«Tolte alle fanciulle le delizie, il vivere all’ombra ed ogni sorta di effeminatezza, Licurgo le assuefece a lottar ignude non men che i fanciulli, e a saltare ed a cantare in certe sacre solennità alla presenza dei giovani che n’erano spettatori... La nudità poi di quelle fanciulle non era già cosa che avesse del turpe, stando sempre quivi il pudore, nè luogo avendovi l’incontinenza: ma produceva un costume semplice e schietto ed una forte emulazione intorno alla buona simmetria e complessione della persona: ed a quel sesso per sè medesimo imbelle gustar faceva pensieri non bassi ed ignobili, partecipe vedendosi anch’esso della gloria che ambiva. Erano queste cose anche incentivi ai maritaggi, voglio dire la pompa che faceano quelle fanciulle, il mostrarsi spogliate (ἀποδύσεις) e il tenzonare sotto gli occhi dei giovani, tratti da necessità amorose» (Plut. in Licurgo). Questa descrizione delle danze delle vergini spartane (danza cariatide, bibasi, ecc.) fu dal Savioli parafrasata nei notissimi versi:
«Sparta, severo esempio Di rigida virtude, Trasse a lottar le vergini In su l’arena ignude: Nè di rossor si videro Contaminar la gota: È la vergogna inutile Dove la colpa è ignota.
Se poi quella nudità (γύμνωσις) dovesse intendersi proprio nel senso letterale, o riferirsi al più che leggero e cortissimo abbigliamento delle fanciulle spartane, dette appunto fenomeridi (φαινομηρίδες) perchè mostravan le coscie (Cfr. Aristof., Lisist., 150; Eurip., Androm., 588; Poll., VII, 55; Ibico, Framm.) fu a lungo e oziosamente discusso dalla critica moderna (vedi Müller, Dorier, t. II; Manso, Sparta, t. I, 2; Becker ed Hermann, Char., II, 173). Per altro le parole di Plutarco accennano troppo chiaramente a nudità vera: e che proprio affatto nude le vergini di Sparta comparissero, non in tutti, ma almeno in dati esercizj ginnastici, è posto fuor di dubbio, da Plutarco non solo, ma dalla testimonianza concorde di altri scrittori dell’antichità (Cfr. Platone, Leg., VI, p. 771; VII, 806; Ateneo, XIII, p. 566; Teocr., Idill., 18; Marziale, IV, 55). E Properzio:
Multa tuae Spartae miramur jura palestrae: Sed mage virginei tot bona gumnasii, Quod non infames exercet corpore ludos Inter luctantes nuda puella viros. (III, 14)
E Ovidio:
More tuæ gentis nitida dum nuda palestra Ludis et es nudis fæmina mixta viris. (Heroid., XVI).