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Alcibiade

Note 349 — QUADRO QUINTO

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κατάκλειστοι, rinserrate, son chiamate da Saffo e da Callimaco le fanciulle joniche, siccome appunto cresciute, a differenza delle doriche, nella più rigorosa clausura domestica (Saffo, Framm., 15, ediz. Wolf). E sembra infatti che le vergini attiche fossero custodite e chiuse negli appartamenti a loro riservati (talamo o partenone, παρθενών) proprio letteralmente sotto chiave «ὀχυροῖσι παρθενῶσι φρουροῦνται» (Eurip., Ifig. Aul., 738); come appare anche dal consiglio di Focilide: «Custodisci la vergine nei talami ben rinserrati (πολύκλειστοις) e non permettere che prima delle nozze la si lasci vedere innanzi alla casa» (Focil., v. 203). E in Aristeneto una fanciulla innamorata si lamenta: «A che amore combatte con una verginella inesperta, ancor rinserrata nel talamo e circondata di sentinelle?» (ἔτι θαλαμευομένη ἔτι φρουρουμένη)? (Aristen., Lett., II, 5). Dall’oscurità del παρθενὼν non uscivano le fanciulle che in quelle poche solennità o feste religiose a cui erano chiamate a prender parte (come portatrici di canestri nelle processioni, ecc.): ed erano quelle le rarissime occasioni in cui potea capitar loro di innamorarsi di un giovane. — Maggiore, ma non di molto, era la libertà concessa alle maritate o matrone (ἐλευθέραι). Anch’esse abitavano nella parte più remota della casa un appartamento riservato o gineceo (γυναικωνίτις) separato affatto dall’androne o appartamento degli uomini (ἀνδρωνίτις): e nel gineceo, di cui l’accesso era vietato rigorosamente a qualunque uomo che non fosse stretto congiunto (Corn. Nep., Pref.), doveano le matrone vivere appartate e ritirate, poichè le porte dell’atrio della casa sono il confine segnato alla matrona (Menand. pr. Stob., Serm., 74:) e non le è permesso varcarle senza soffrirne nell’onore e nella fama (Eurip., Troad. 642). Però rarissime volte poteano uscir di casa il giorno, in date occasioni, e sempre soltanto col permesso del marito (Aristof., Tesmof., 790): nè poteano viaggiar di notte fuorchè in carrozza, precedute da uno schiavo recante una fiaccola (Plut. in Sol.). Uscendo poi dovevano avere il volto coperto di un velo densissimo (Eur., Ifig. Taur., 372), essere accompagnate da eunuchi e da schiave (Terenz., Eunuc.; Teofr. Carat.), e modestissimamente vestite. Al che rigorosamente vegliavano in Atene appositi funzionarj detti ginecònomi (γυναικόνομοι): i quali punivano di multa le matrone che uscissero di casa in toeletta appena men che modesta e decentissima; e i nomi di esse, scritte su tavolette, venivano affissi al platano, destinato a quest’uso, nel Ceramico interno, cioè nel corso più frequentato della città (Polluce, VIII, 9; Aten., Deipn., VI, c. 9). — Pel resto, intorno alla educazione e la vita domestica delle donne di famiglia in Atene vedi Aristof., Lisistr., v. 507 seg., Eccles., v. 214, Tesmof., v. 414 seg., v. 789 seg.; Senof., Econom., VII; Eschilo, Coef.; Sofocle, Edipo a Col., Elettra, Antigone; Eurip., Oreste, Fenisse, Ifig. in Aul., Ifig. in Taur., Jon, Eracl.; Plut. in Solone e in Licurgo; nei Prec. matrim.; e nelle Quest. rom.; Demost. in Evergete; Aristot., Repub., ecc. — Cfr. Becker ed Hermann, Char., II, 250 seg.; Limbourg-Brouwer, Hist. de la Civilis. des Grecs, IV; Meiners, Gesch. des weiblichen Geschlechts, tom. I; Wieland, Aristippo, tom. I, Müller, Dorier, lib. IV, c. 2, 4; Cl. Bader, La femme grecque, t. II, c. 1; Gauvet, Organisation de la famille à Athènes (nella Revue de legistation 1845); Fouquières, Aspasie, cap. 9; Lasaulx, Gesch. und. Philos. der Ehe bei den Griechen; Van Stegeren, De conditione domestica et de conditione civili foeminarum atheniensium; Fickler, Die griech. Frauen im histor. Zeitalter; Barthel., Anac., t. IV, c. 20; Whiston, Matrimonium (Smith’s Dictionn.); Robinson, Antiquities, ecc.

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