Note 348 — QUADRO QUINTO
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Egli è certo, nota il Müller (Dorier, t. II, 280) che «il matrimonio a Sparta lo si concepiva sotto una certa naturale nudità, e senza adombrare di alcun velo di sorta lo scopo essenziale del medesimo.» Leonida parte per le Termopili e dice per tutto addio a sua moglie: «Rimaritati a uomo da bene e partorisci molti figli.» Acrotato torna a Sparta vincitore, e le donne lo accompagnano in trionfo gridandogli: «Gioisci colla tua Chelidonia e genera a Sparta prodi figliuoli.» Procrear figli, e robusti: ecco il primo dovere di ogni spartano e di ogni spartana, perchè di soldati e non d’altro abbisogna la città; e però a questo mirano tutte le leggi spartane sul matrimonio; e le prescrizioni sul ratto delle mogli, sull’accoppiamento clandestino, ecc., per ringagliardire l’amor fisico degli sposi; e le pene severe contro i celibi, contro le nozze immature o tardive, o malassortite; e la trasmissione, in dati casi, dei diritti matrimoniali.
«Ordinò (Licurgo) che mentre fossero nel fior della età si maritassero: giudicando che questo dovesse giovar grandemente al perfetto generar dei figliuoli. E se per avventura accadeva che qualche vecchio avesse la moglie giovane, vedendo che per lo più elleno erano custodite diligentissimamente, anco in questa parte ordinò certe cose diverse dagli altri. Perchè volle che questo vecchio conducesse a sua moglie qualcuno che gli paresse eccellente di animo e di corpo e di lui ne ricevesse figliuoli. Ma se ci era chi non volesse abitar colla moglie, e nondimeno bramasse di aver figliuoli onorati, determinò anco questo, che costui, appostando una donna feconda e generosa, e persuaso il marito di lei a consentire alle voglie sue, potesse a questo modo allevarsi poi dei figliuoli. Ed altre cose molte concedette di questa maniera. Per il che le mogli vengono ad aver due case, e li lor mariti acquistano fratelli alli propri figliuoli, i quali partecipano insieme del nascimento e della gagliardia: ma sono esclusi dalla roba. A questo modo, tenendo diversa opinione dagli altri nel generar figliuoli, ognun vede come egli facesse gli uomini di Sparta più eccellenti di grandezza, di corpo e di forze» (Senof., Rep. Lac., 1). E Plutarco: «Era lecito a valentuomo che fosse preso da affetto per alcuna donna saggia e modesta e feconda di bella prole, il persuadere colui che l’aveva in isposa a concedergli di usare con esso lei, onde produrre e ingenerare in quel fruttifero campo figliuoli buoni e valorosi, che de’ buoni e valorosi fossero consanguinei e fratelli» (Plut. in Licurgo. — Cfr. Theodor., Graec. aff., 9).
Il Meursio, nella Themis Attica, I, 7, cita un passo di Sopatro (in Hermog.), da cui arguisce che anche in Atene fosse lecito agli uomini prestar ad altri la propria moglie — juxta leges atticas licebat viro uxorem suam alteri fruendam tradere — ma Sopatro non cita che un esempio eccezionale ed isolato, e se si fosse trattato di un uso generale, se n’avrebbero altre testimonianze, nè Senofonte l’avrebbe notato come legge affatto speciale e caratteristica di Sparta.