Note 329 — QUADRO QUINTO
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Rozze e povere eran tutte le abitazioni spartane; poichè Licurgo «cacciò via tutte le arti che troppo squisite erano ed inutili:» sicchè «soltanto i mobili di uso continuo e indispensabile, come le tavole e le sedie, erano presso gli Spartani lavorati con perfetto artificio.» E fra le leggi da Licurgo poste per bandire da Sparta la sontuosità ed il lusso, «altra ve n’era con cui ordinavasi che ogni abitazione avesse i palchi fatti colla scure, e le porte lavorate solamente colla sega, nè che adoprato vi fosse strumento veruno. Imperocchè Licurgo pensava che una sì fatta abitazione non lasciasse luogo nè a lusso, nè a magnificenza. Nè v’ha certo alcuno sì goffo e inconsiderato che in abitazione semplice e triviale portar voglia letti co’ piedi di argento e coperti di porpora e vasi d’oro ed altre sontuose suppellettili a queste corrispondenti: ma è necessario che tutto sia proporzionato e all’abitazione corrispondano gli arredi. Per una tal costumanza dicesi che Leonida il vecchio, cenando in Corinto e veggendo il tetto della casa ben laqueato e di grande spesa, interrogasse l’ospite suo se presso di loro nascevano i legni lavorati e riquadrati» (Plut. in Licurgo. — Cfr. Plut., Reg. apof., p. 125; Lac. ap., 222; Müller, Dorier, lib. IV, c. 1).