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Alcibiade

Note 95 — QUADRO PRIMO

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Ad Atene i popolani, per andare a teatro, ed assistere agli spettacoli, non pagavano, ma al contrario ricevevano un obolo per ciascuno. — «Ed essendo egli incaricato di distribuire alla tribù Eretteide il denaro dello spettacolo, io andai a chiedergli la parte mia» (Luciano, Timone). Indi in Demostene frequentissimi i lamenti per lo sperpero del pubblico denaro nelle feste: «Voi (Ateniesi) per le pubbliche feste ricevete danaro senza che alla repubblica ne derivi utilità» (Dem., Olint., I). «Create legislatori non leggi, che n’avete già troppe: anzi sopprimetene parecchie dannose, quelle cioè che riguardano il denaro degli spettacoli» (Olint., III). «Voi popolo invilito, fiacco, spiantato, siete tenuti schiavi e in nessun conto, e tanto solo che vi snocciolino il denaro degli spettacoli, ne fate gran festa...» (Ibid). — «E d’onde, Ateniesi, che le feste Panatenee e le Dionisiache si celebrano sempre ne’ tempi prefissi, e vi si fa tanto spreco di denari che non si armò mai con altrettanto nessun naviglio e con tale apparato e moltitudine che mai la maggiore?» (Filipp., I. — Cfr. Demost., Della distribuzione del danaro). Vedi il mio opuscolo Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle.

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