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Alcibiade

Note 71 — QUADRO PRIMO

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Massima era l’ambizione che le donne greche e le ateniesi in ispecie, riponeano nella ricchezza e nel color delle chiome, e nella eleganza delle acconciature. Le portavano per lo più bipartite sulla fronte e intrecciate e annodate dietro il capo; però i capelli crespi o ricciuti, per arte o per natura, eran tenuti in gran pregio, giovando l’increspamento ad adombrare e far piccola la fronte, la cui ampiezza, come era un pregio per gli uomini, così ascrivevasi nelle donne a difetto (Aristen., Lett.). Fra i colori poi pregiatissimo il biondo: aurea chiamavano Venere: e quelle che bionde non erano, per lo più si tingeano. Rileviam da’ frammenti di Menandro ch’ei discacciò di sua casa una donna la quale facea pompa di chiome artificiosamente bionde (Clem. Alex., Paedag., III). — Eliano scrive della chioma di Atalanta, ch’ella era bionda e dovea questo colore «alla natura, non all’arte, nè alle droghe di che le femmine fan uso per procacciarselo» (El., Var. St., XIII, 1). — E Luciano: «Il più del tempo e dello studio consuman le donne in acconciar le treccie. Alcune con tinture che hanno virtù di far d’oro i capelli, al sole di mezzodì, a guisa di bioccoli di lana, li ritingono di un biondo fiorito, scontente del color naturale. Quelle poi che si contentano (notisi la parola) della nera chioma, vi spendono la ricchezza de’ mariti e spirano dalle treccie tutti i profumi d’Arabia. Con istrumenti di ferro scaldati a leggier fuoco si increspano e inanellano i capelli, che scendendo in minuti ricciolini fin sopra le sopracciglia lasciano breve spazio alla fronte: di dietro cascano in grandi anella e ondeggian sugli omeri,» (Luc., Amori).

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