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Alcibiade

Note 64 — QUADRO PRIMO

Reading edition

Qualche critico credette ravvisare una contraddizione tra il carattere affatto ingenuo di Glicera e la sua condizione di etéra. Veda quel critico il ritratto della virtuosa giovinetta etéra in Antifane (Aten., XIII, 572 a.), quello della dolcissima Bacchide in Alcifrone (Alcifr., Lett., I, 38) da me già citati nella nota sulle etére; e le lodi della leggiadra Pizia in Aristeneto: «Benchè ella sia etéra di condizione, tuttavia conserva la nativa ingenua semplicità, e l’indole irreprensibile, e i costumi assai migliori della di lei condizione: nulla tanto mi fece innamorare di lei quanto la sua innocenza» (Aristen., Lett., I, 12). Altrove nello stesso autore, la cortigianella Filemazio scrive ai galanti che le fan la corte: «Voi credete di agevolmente ingannarmi, perchè sono una fanciulla che non ha alcuna esperienza d’amore e non è ancora iniziata ai misteri di Venere (ὥς ἐρωτικῶν ἀγύμναστον παῖδα, καί παντελῶς ἀμύητον Αφροδίτης) e potermi accalappiar più facilmente che non possa il lupo un’agnellina dormente» (Aristen., Lett., I, 14). — E altri esempj, in Menandro e nei comici della commedia nuova, tralascio.

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