Note 44 — QUADRO PRIMO
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Platone, Fedro: «Si dice che le cicale eran uomini innanzi la nascita delle Muse. Quando il canto nacque colle Muse, parecchi uomini di quel tempo ne furono così trasportati dal piacere, che la passion del cantare li fece dimentichi del mangiare e del bevere, e morirono senza accorgersene. Da essi nacque la razza delle cicale, che ricevette dalle Muse il privilegio di non aver bisogno di alcun cibo. Dallo istante ch’elle vengono al mondo, elle cantano senza bere nè mangiare, sino al termine della loro vita; poi se ne vanno a trovare le Muse e fanno loro conoscere quelli dai quali ciascuna di esse è onorata quaggiù: a Tersicore quelli che la onorano nei cori, ad Erato quelli che la onorano coi canti amorosi, ecc., ecc.»
Eliano scrivendo contro coloro che si cibano di cicale, dice che col mangiar di questi insetti, si offendono le Muse figlie di Giove. E venerate dai poeti, care alle Muse e al biondo Apolline, chiama le cicale Anacreonte (Od. 43).
Bisogna creder, del resto, che in fatto di musica i Greci avessero dei gusti speciali, o che le loro cicale fosser diverse dalle nostre, se Anacreonte e Teocrito ne magnificavano il canto, e se per proverbio usavasi dire di un musico eccellente, che canta meglio di una cicala, τέττιγος εὑφωνότερος. Luciano volendo magnificare il canto melodioso di una donna, lo paragona, per dolcezza di melodia, a quello degli alcioni, delle cicale, dei cigni e degli usignuoli (Luc., Immagini). Anzi è scritto che mentre un poeta greco suonava in pubblico la lira, rottasegli una delle corde, fortunatamente una cicala saltò sull’istromento armonico, e occupando il luogo della corda mancante, rese compita l’armonia!