Note 43 — QUADRO PRIMO
Reading edition
Anacreonte, Ode 4. — È singolare come i traduttori di Anacreonte si siano per lo più divertiti ad annacquare o caricar di fronzoli l’aurea ed elegante semplicità del poeta di Teo. — A rendere, per esempio, il testo greco da me tradotto quasi letteralmente in queste due strofette, il Marchetti, che pur va fra i migliori, impiega cinque strofe; il Caselli quattro! — Il buon Marchetti poi s’è scandolezzato della frase di Anacreonte «Cingimi di rose e portami una fanciulla,» e per ingentilire (!), com’egli dice, il pensiero, facendo che Anacreonte non parli in generale d’ogni qualunque donna di piacere traduce quella frase così greca, tutta greca, così:
Figlio di Venere, Fin ch’io respiro Ah! tu circondami Di rose il crin! Quella poi recami Per cui sospiro, Quella ch’è l’arbitra Del mio destin!
Di tutto il corsivo, in Anacreonte non è una parola. Questo è tradire e non tradurre.