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Alcibiade

Note 33 — QUADRO PRIMO

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Adonie. Queste, di cui si riparlerà nel quadro II, eran feste celebrate con gran pompa dalle donne ateniesi, principalmente dalle etére, in memoria del pianto di Venere per la morte del suo Adone. Le statue dei due divini amanti recavansi in processione su due letti d’oro tra gemiti e grida lamentose delle donne vestite a lutto e picchiantisi il petto. In molti luoghi della città esponevasi il simulacro del cadavere di un giovinetto, raffigurante il morto Adone. Si portavano in giro vasi di terra con fiori e frutta e si adornava ogni cosa di fresche lattughe, credendosi che Venere avesse nascosto sotto quelle il suo amante. La festa poi finiva con allegria, fingendosi Adone risorto a nuova vita. Si direbbe che qualcosa di quelle feste sia rimasto nei riti della nostra settimana santa, seguìti dalla pasqua di risurrezione. — Una descrizione delle feste Adónie si ha in Teocrito (Idillio, XV), la quale appunto ha per titolo le Ἀδονιάζουσαι: ed anche in Aristof. (Lisistr.); e in Plutarco (Alcib.). — Che le meretrici in particolare le solennizzassero si rileva da Alcifrone (Lettere, I, 37), e dal comico Difilo, presso Ateneo (Deipn. VII). — Che però vi partecipassero anche le donne di famiglia si desume dal passo citato di Aristofane nella Lisistrata.

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