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Alcibiade

Note 5 — QUADRO PRIMO

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All’epoca in cui è supposta questa scena, era Aspasia — bellezza matura in sul tramonto, sebbene ancor lottante contro gli insulti dell’età — da quattordici anni già vedova di Pericle; il quale, come parente ad Alcibiade dal lato della madre Dinomache, gli fu anche tutore, dopo che questi a tre anni restò orfano del padre Clinia, morto alla battaglia di Coronea; e nella casa del quale Alcibiade era cresciuto, sotto gli occhi e le cure di lui e della sua celebre e vezzosa compagna. La vita politica e privata del figliuolo di Clinia provò più tardi che non per nulla egli aveva avuto di tali maestri.

Di Aspasia, che nacque a Mileto, e che tanto affascinò il dominatore di Atene, da indurlo a ripudiare per lei la prima moglie e da averlo, fin ch’ei visse, amante e marito — e della sua vita, delle sue grazie, del suo spirito e della sua dottrina — narra Plutarco nelle vite di Pericle e di Alcibiade, a cui rimandiamo il lettore. I comici del tempo la attaccarono: Platone nel Menesseno la collocò sì alto nella estimazione de’ filosofi, da far porre da Socrate in bocca di lei uno de’ più stupendi squarci di eloquenza che ci abbia tramandato l’antica età. Le proporzioni del dramma e le ragioni del protagonismo non consentirono all’autore che di sbozzare in iscorcio, e in semplici e fugaci contorni, questa eccezionale figura: quanto appena bastasse a compiere il quadro storico e a dare ad Alcibiade, maestro in astuzie d’amore, un avversario degno di lui.

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