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Alcibiade

Note 510 — QUADRO OTTAVO

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Leggo in un frammento d’una commedia di Menandro: «Tutti i Traci in generale e noi Geti in particolare non siamo gran fatto temperanti... Poichè nessuno di noi conduce in moglie meno di dieci od undici donne; e molti anche dodici. Che se dopo aver appena condotto in moglie quattro o cinque donne soltanto, muore, egli vien fra noi chiamato celibe (ἄνυμφος), infelice, ignaro d’imeneo (ἀνυμέναιος)» (Men., Framm., pr. Strabone, VII, 3. — fr. 8 ediz. Didot). Ed Eraclide Pontico: «Ciascuno di costoro (Traci) prende tre o quattro mogli, e ve ne ha pur che ne prendono anche trenta, e le trattano come serve. Giacciono con esse periodicamente, e la donna lava e serve il marito, e molte, dopo il congiungimento, dormono sul suolo. E se taluna ciò mal comporta, i genitori, col restituire ciò che han ricevuto, ritirano la figlia, perchè essi le maritano ricevendone il prezzo. Morto il marito, i suoi parenti ne ereditano, come le altre cose, così anche le mogli» (Eracl. Pont., Rep., 27). Che i Traci comperassero le mogli dai genitori, a caro prezzo, è narrato anche da Erodoto, V, 6. — E l’Aubano: «Uxorum pudicitiam solicitius custodiunt (Thraces) easque magno aere a parentibus coemunt, fronte notis quibusdam segnatis: generosum id judicatur, ignobilitatis argumentum sine his esse. Nupturae quae prae ceteris specie valeant, prius subtaxari volunt, et licentia taxaxionis admissa, non minoribus nubunt praemiis. Quas formae dedecus premit, dotibus emunt quibus conjunguntur» (I. Boem. Aub., l. c.).

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