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Alcibiade

Note 504 — QUADRO OTTAVO

Reading edition

«La statua di Ercole ad Eritrea (Jonia) è posta sopra una specie di zattera: e quei di Eritrea narrano ch’essa venne così da Tiro in Fenicia, viaggiando per mare. Aggiungono che, entrata la zattera nel mar Jonio, si fermò al promontorio di Giunone, a mezza strada fra Eritrea e Chio. Appena da lontano quei di Eritrea e di Chio scorsero la statua del Nume, tutti si contesero l’onore di trarla a riva e vi impiegarono tutte le loro forze. Un pescatore di Eritrea, di nome Formione, che avea perduta la vista per malattia, fu avvertito in sogno che se le donne di Eritrea consentivano a tagliare i loro capelli e farne una corda, si sarebbe con essa potuto tirar la zattera a riva. Ma neppure una delle donne di Eritrea volle obbedire al sogno; indi alcune donne di Traci, che sebbene nate libere servivano in Eritrea, sacrificarono le loro capigliature: in grazia di che quei di Eritrea ebbero in loro possesso la statua di Ercole, e per ricompensare le donne tracie statuirono che avessero esse sole il diritto di entrare nel tempio del Dio. Ivi si mostra ancora la corda fatta dei loro capelli, che vien conservata gelosamente. Quanto al pescatore che ebbe il sogno, egli ricuperò la vista» (Pausan., Acaia, 5).

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