Note 503 — QUADRO OTTAVO
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Notai già altrove (Alcibiade e la critica, ecc.) — contrariamente a ciò che qualche critico erudito si prese il disturbo di insegnarmi — come Zamolchi fosse da’ Greci riguardato propriamente come un Dio dei Traci. «Imparai questo incantesimo all’esercito da uno di quei medici traci, settarj di Zamolchi, i quali si dice che sappiano anche rendere gli uomini immortali. E diceva quel Trace: Zamolchi re nostro, il quale è Dio, dice che non conviene curare gli occhi senza curare il capo, nè il capo senza il corpo, nè il corpo senza l’anima: ma che questa è la causa per cui ai medici greci sfuggono molte malattie, perchè ignorano ciò che bisogna curare, ecc.» (Plat., Carmide, 156 d.) — «E vidi (nell’Elisio) tra i semidei barbari lo scita Anacarsi, e il trace Zamolchi» (Lucian., Storia vera, 2). «Gli Sciti adorano la scimitarra, i Traci Zamolchi, un fuggitivo di Samo che si riparò tra di loro, i Frigii la luna, gli Etiopi il giorno, gli Assirj una colomba, i Persiani il fuoco, gli Egiziani l’acqua» (Luc., Giove trag., 42. — Cfr. Erodot., IV, 159). Fu questo Zamolchi un discepolo di Pitagora, il quale studiò fra gli Jonj la civiltà greca e i segreti della scienza di Esculapio; e tornato poscia in patria fra i Traci, rozzi ed incolti, diede loro più miti istituzioni e leggi e costumanze; a procacciar credito alle quali, secondo il solito dei legislatori, insegnò ai Traci che le anime di coloro che le avessero fedelmente osservate, sarebbero venute, dopo morte, a trovar lui in un luogo dove ogni sorta di beni le aspettavano. Per il che salito fra i Traci in grandissima venerazione, un bel giorno si sottrasse di mezzo a loro e scomparve, ritirandosi a vivere sur un monte, in una spelonca a tutti inaccessa, e lasciando di sè immenso desiderio fra quei popoli; i quali perciò lo ascrissero fra gli Dei e il monte reputarono sacro (Strabone, VII, 3; XVI, 2. — Cfr. J. Boem. Aub., Mores, leges omnium gentium, 1. III, c. 5).