Note 500 — QUADRO OTTAVO
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Vivevano i Traci in piccole e povere abitazioni, o più propriamente capanne, pochissimo elevate dal suolo (aedificia modice ab humo elevata, B. Aub., III, 5) e cinte all’intorno di grandi palizzate a custodia delle greggie (Senof., Anab., VII, 4). Senofonte stesso non chiama altrimenti che villaggi i paesi traci, ch’eran formati dei piccoli gruppi di quelle capanne, e chiamavansi dai Traci col nome di bria (Strab., VII, 6); onde la desinenza dei nomi di parecchie borgate, Mesembria, Selimbria, ecc. Demostene li chiama addirittura catapecchie o cascinali: «Nessuno sarà così ingenuo da credere che Filippo sia smanioso delle catapecchie della Tracia (τῶν ἔν Θάρκῃ κακῶν) — e come si potrebbero altrimenti chiamare Drongilo, Cabile, Mastira e l’altre terricciuole? — e per conquistarle soffra freddi, fatiche e pericoli: e non pretenda nè i porti di Atene, nè gli arsenali, nè le miniere, ecc., ma solo per un po’ di panico e di veccia serbata nelle spelonche (ἔν τοῖς οἰῥῥοῖς) di Tracia, si accontenti di svernare in un baratro» (ἔν τῷ βαράθρῳ) — (Demost., Filipp., IV, Cose del Chers.). — E allo stesso modo ne parla Giuliano: «O Giove, che gusto vivere nel cuor della Tracia e passar l’inverno nelle sue spelonche!» (σιροῖς) — (Giul., Lett., a Jamblico, 52).