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Alcibiade

Note 488 — QUADRO OTTAVO

Reading edition

«ἄνδρας ἠγοῦνται μόνους — τοὺς πλεῖστα δυνατοὺς καταφαγεῖν τε καὶ πιεῖν (Arist., Acarn., 77). Sulla nomea dei Traci come eccessivamente dediti al vino e all’ubbriachezza, vedi i passi citati di Cornelio Nepote (Alc., 11) e Ateneo (XII, 534 b); e così pure Ateneo (X, 442 f); Aristofane (Acarn., 141); Eliano (V. St. III. 13, 15). Indi il loro carattere insolente, violento e sfrenato (Aten., ibid. — Cfr. Luciano, Icarom., 15), pel quale eran venuti in proverbio: e diceasi θράττειν, tracizzare, imitare i Traci, per denotare maniere arroganti e sboccate (Macrob., Saturn.). Celebri, del resto, erano i vini della Tracia e dell’isole ad essa adiacenti, come Lenno: e vino decantato dai comici e dai poeti era il biblino, proveniente da una regione della Tracia, detta di Biblia o dei monti biblini (Acheo, Filino, Epicarmo in Aten., I, 31 a). Oltre il vino d’uva, i Traci faceano pure grandissimo uso del vino d’orzo o radici, detto brito o pino (βρύτον, πῖνον) come in Archiloco e in Ellanico, citati da Ateneo (X, 447).

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