Note 482 — QUADRO OTTAVO
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«A tutti poi furono portati dei tripodi, ed erano una ventina, pieni di carni sminuzzate, e insieme colle carni infilzati grandi pani con lievito. Apponevansi sempre le pietanze primamente a’ forestieri: e ciò fece Seute pel primo, il quale, pigliando i pani che stavano dintorno a lui li fece in piccoli pezzi e li gettò a quelli che meglio gli parve, e così anche le carni, riserbandone per sè tanto solo da assaggiarne. E questo medesimo fecero anche gli altri (Traci) presso i quali fossero delle pietanze. Ma un Arcade per nome Aristo, gran mangiatore, non curandosi punto di quello sminuzzamento, e pigliato in mano un pane di forse tre chenici e postasi anche sulle ginocchia la carne, si pose a cenare...» (Senof., Anab., VII, 3). Il chénice era quanto bastava al nutrimento di un giorno: come misura cubica di capacità, equivaleva circa al litro, e come misura di peso al chilogramma, scarso.