Note 465 — QUADRO OTTAVO
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I Traci, che da Teiras discendente di Giapeto furono chiamati Teíres (Joseph., Ant. Iud., I, 6) e poi Traci (Θρήικες, Θρᾶκες), occuparono anticamente un vasto paese che comprendeva una parte della Macedonia e la regione stendentesi da occidente ad oriente tra il fiume Strimone e il Ponto Eusino; e da settentrione a mezzodì, fra la catena del monte Emo e il mar Egeo. Quest’era la Tracia propriamente detta (ossia l’odierna Romelia): però sotto il nome generico di Traci si chiamarono dai Greci anche i popoli a settentrione dell’Emo, fra l’Emo e il Danubio, come i Geti confinanti cogli Sciti, i Treri, i Triballi, ecc. (Erod., V; Strab., VII; Tucid., II). Erano divisi in varj popoli. Gli uni, come i Bessi, crudeli e feroci, assai temuti e poco noti, non vivevano che di rapina. Gli altri, truppe mercenarie, prestavano soccorso a chi li chiamava, e sotto la condotta di un capo della loro nazione, servivano indifferentemente partiti contrari — come gli Svizzeri dell’Evo moderno. Tali gli Odomanti, di cui parla Tucidide, che fornivano truppe agli Ateniesi: tali quelli che abitavano le montagne, e gli autónomi (Dii, Triballi, ecc.), di cui Sitalce compose il suo esercito: tali ancora tutti quei corpi di Traci che erano al servizio d’Atene, di Lacedemone, e dei re di Macedonia e d’Asia. Infine, i terzi, retti a forma monarchica, eran governati da re. Dai tempi delle guerre di Troja vedonsi menzionati Reso e Polti re di Tracia; poco dopo, uno dei figli di Teseo sposò la figlia di un re di Tracia. La migrazione dei Traci in Asia di cui parlano Erodoto, Strabone ed Eusebio ci dà il nome di alcuni antichi re traci. Omero ne nomina parecchi del Chersoneso e delle altre parti della Tracia: e Reineccio cita gli autori che ne fan conoscere altri (Tucidide, II, V; Polib., V; Erodoto, I, III, VII; Strabone, VII; Euseb., Chron. — Freinshem., Supp., Q. Curio, I, 5).
Ma questo fatto, come quelli che riferisce Diodoro Siculo (lib. III) delle conquiste di Bacco nella Tracia e di alcuni re di questa nazione, appartengono a tempi mitici o tenebrosi; solo alcuni secoli dopo si può tener dietro alla dinastia di questi re, quando cioè la Tracia propriamente detta, sotto la potenza del re degli Odrisj, si stendeva dall’occidente all’oriente, dal fiume Strimone sui confini della Macedonia al Ponto Eusino: e dal settentrione al mezzodì, dall’Emo al mar Egeo, abbracciando dal lato del mare tutta la costa da Abdera sino alla foce dell’Istro o Danubio (Tucid., II, 96). Di questo reame degli Odrisj faceano parte, a occidente lungo lo Strimone, i varj popoli dei Peoni di cui parlano Omero (Iliad., X, 428), Tucidide (II, 96), Euripide (Reso); ad oriente, verso il mar di Marmara, i Tinj, i Tranipsi, i Melandepti, su cui Seute rivendicava la sua signoria (Sen., Anab., VII, 2).
Si vedono, è vero, comparire qua e là altri re traci; ma sia che la loro potenza si limitasse in breve contrada, sia che non fossero che capi di tribù barbare, sono appena nominati nella storia. Solo il regno degli Odrisj, la più considerevole delle dinastie di Tracia, fornisce una successione di re che faccia parte della storia greca e romana. Teres o Tyres (Erod., VII) ne fu il fondatore (da non confondersi con Tereo noto per la favola di Progne e Filomela).