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Alcibiade

Note 529 — QUADRO NONO

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Secondo il racconto di Senofonte (St. Ellen., II, 1), Alcibiade non fece che suggerire ai capitani ateniesi di abbandonare il luogo deserto e malsicuro dov’erano e di ritornarsene a Sesto «dove avrebbero avuto la comodità del porto e della città, e dove avrebbero potuto aspettare al sicuro che gli Spartani si decidessero a combattere.» Il piano invece che in questa scena Alcibiade suggerisce ai capitani, si accosta, con alcune modificazioni, alla versione di Cornelio Nepote (Alcib., 8) e di Diodoro (XIII, c. 19). Questa versione, preferibile nel rapporto drammatico, combina anche colle parole attribuite ad Alcibiade da Plutarco (Alcib., 37) «ch’egli cioè avrebbe costretto fra pochi giorni i Lacedemoni a venir, loro malgrado, ad una battaglia navale o a dover lasciare le navi:» e non parmi tanto assurda come il Grate, e l’Houssaye sulla sua scorta, mostrano di credere, affermando come fanno (Grote, St. della Gr., t. XII; Houssaye, Hist. d’Alcib., t. II, p. 382), la impossibilità di operare in presenza della flotta di Lisandro uno sbarco di truppe sulla costa asiatica, e l’impossibilità dell’attacco diversivo di terra ferma contro le posizioni spartane di Lampsaco custodite e fortificate. Nè il Grote, nè l’Houssaye avvertono che prima di tutto se Alcibiade consigliava agli Ateniesi di scender giù fino a Sesto, egli è evidentemente di là che egli intendeva operare lo sbarco, cioè non già presso a Lampsaco, ma presso Abido, a ventun miglia e più di distanza da Lisandro e dalla sua flotta; e là dove l’angustia dello stretto rendeva lo sbarco più facile e permetteva alla flotta ateniese di proteggerlo efficacemente; in secondo luogo, che, operato lo sbarco, Lisandro non avrebbe più potuto aspettare a piacer suo, tenendosi sotto mano tutte le forze riunite, l’occasione per lui più propizia di combattere: ma sarebbe stato costretto, per respingere in terra ferma la diversione d’Alcibiade contro Lampsaco, a sguernire le navi in presenza della flotta ateniese operante di concerto; e così veniva esposto, in caso di un successo di Alcibiade dal lato di terra, a rimaner preso in mezzo e ad accettar per forza la battaglia sulle navi. Di più quella diversione di terra ferma era tutt’altro che di esito così impossibile come il Grote e l’Houssaye la riguardano; perchè il corpo d’esercito trace che Alcibiade prometteva era un rinforzo poderoso, e di truppe eccellenti; reso più poderoso dal comando di un tal condottiero; e l’impresa contro Lampsaco che Alcibiade avrebbe tentato alla testa di quel corpo non era se non la medesima che era riuscita felicemente pochi giorni prima, allo stesso Lisandro, il quale avea preso Lampsaco d’assalto, benchè fortificato e difeso ad oltranza con tutte le forze; e colla differenza che questa volta Lisandro non poteva distrarre dalla flotta ed opporre ad Alcibiade se non una parte delle proprie forze, per la difesa della città. E aggiungasi un’ultima circostanza importante: che cioè Alcibiade avrebbe operato in paese amico: perchè Lampsaco, che pure Lisandro avea preso d’assalto «era città in lega cogli Ateniesi» (Senof., St. Ell., II, 1).

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