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Alcibiade

Note 523 — QUADRO NONO

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Notissimo l’episodio omerico di Glauco, un dei duci Trojani, che in ricordo di antica ospitalità e mutua amicizia, scambiò le sue ricchissime armi d’oro con quelle del greco Diomede che le avea di rame.

Così dicendo, dai corsier discesi, Strinser le destre e si scambiar le fedi. Ma nel cambio dell’armi il senno tolse A Glauco Giove. Aveale Glauco d’oro, Diomede di bronzo; eran di quelle Cento tauri il valor, nove di queste. (Om., Iliad., VI, 233).

Questo scambio, caratteristico dell’antica cavalleria, passò tra i Greci e poi tra i Latini in barzelletta; e, in tempi meno cavallereschi e più positivi, le parole d’Omero — χρύσεα χαλκείων (aurea pro aeneis) — erano da’ Greci adoperate, per proverbio, a significare un baratto ingenuo, da stupido, come stupido appunto è chiamato Glauco da Marziale: Tam stupidus nunquam, nec tu puto, Glauce, fuisti (Mart., IX, epig. 96).

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