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Alcibiade

Note 532 — QUADRO NONO

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Questa parola da me qui posta in bocca ad Alcibiade riassume l’opinione che poi prevalse in Atene intorno alla disfatta di Egospótamo: molti scrittori infatti non esitarono ad accusare i capitani ateniesi di tradimento, e di aver volontariamente date le navi in preda al nemico. E sebbene l’Houssaye attribuisca questa accusa al solito vezzo dei popoli di attribuire al tradimento tutte le battaglie perdute, certo è che la leggerezza e l’inqualificabile contegno dei generali ad Egospótamo sembravano fatti apposta per giustificar quell’accusa. Demostene la formula nell’orazione della falsa ambasceria; così pure Lisia (C. Alcib. min., I, 38); e più tardi Plutarco (Lisand., 11); e più tardi Pausania: «Egli è certo che gli Spartani quando si batterono ad Egospótamo corruppero con doni molti officiali della flotta ateniese, e in ispecie Adimanto» (Paus., Mess., 17).

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