Note 534 — QUADRO DECIMO
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Dopo la disfatta di Egospótamo e la caduta di Atene, Alcibiade — narra Cornelio Nepote — non tenendosi più abbastanza sicuro ove trovavasi, passò in Asia a Farnabazo, satrapo del re di Persia: «ma ogni suo pensiero era volto a liberar la patria: e vedeva ciò senza il re di Persia non potersi fare; onde avrebbe voluto renderselo amico: e ciò credeva agevolmente potergli venir fatto, quando modo avesse avuto di presentarglisi. Imperciocchè egli sapeva che Ciro fratello del re nascostamente coll’ajuto degli Spartani si apparecchiava a fargli guerra; la qual cosa se egli avesse manifestata al re, vedeva che gli sarebbe entrato molto in grazia. Mentre stava queste cose macchinando, Crizia e gli altri tiranni degli Ateniesi mandarono uomini fidati nell’Asia a Lisandro per avvertirlo che se non avesse tolto di vita Alcibiade, nulla di quanto aveva egli in Atene ordinato, sarebbe stabile rimasto. Di ciò commosso lo Spartano, fece sapere a Farnabazo che i negozj che il re aveva cogli Spartani sarebbero andati vani, se non gli avesse dato in mano Alcibiade o vivo o morto. Laonde il satrapo mandò Sisamitre e Bagoa ad ammazzare Alcibiade nel tempo che egli era in Frigia, e si avviava per portarsi dal re» (Corn. Nep. in Alcib., 9, 10. — Cfr. Eforo nei Fragm. histor. graec., framm. 126.; Plut, Alcib., 38, Lisand., 16).