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Alcibiade

Note 548 — QUADRO DECIMO

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Eran queste le feste Tesmoforie (Θεσμοφόρια), istituite da Trittolemo (cfr. quadro IV, n. 15), o, secondo altri, da Orfeo, in onor di Cerere Tesmofora o legislatrice. A queste feste (da non confondersi con quelle dei misteri eleusini, benchè formanti parte dello stesso culto ed ordine di riti) non assistevano se non sole donne (Arist., Tesm., v. 204, 257, 1150); e cioè donne oneste, matrone (ἐλεύθεραι) — di ingenua nascita (εὐγενεῖς γυναῖκες, Arist., Tesm., 330): vale a dire che le etére ne erano rigorosamente escluse (cfr. Iseo, Oraz., V). Dovevano le donne prepararsi a queste feste colla castità e astinenza più assoluta da ogni piacer carnale, per cinque giorni innanzi le medesime: al qual fine praticavano mille superstiziose mortificazioni, mettendo in letto delle piante come l’agnus casto (Elian., V. St., IX, 36) per ammorzare i desiderj impuri, ecc. Indi Wieland fa scrivere da Menandro a Glicera: «Poche matrone assistono all’arcana solennità delle Tesmoforie con una coscienza pura come la tua.» Si celebravano le Tesmoforie in molte città greche, in ispecie a Sparta, a Tebe, a Megara, a Delo, a Mileto, ecc. Ma sopratutto Atene ne era rigida osservatrice. Qui cominciavano alli 11 di Pianepsione, ossia il mese delle fave cotte, e duravano sette dì. I mariti avean obbligo di sovvenire, occorrendo, alle spese delle donne per queste feste, che Alcifrone chiama santissime (Lett., III, 39), e Aristofane «orgie venerande delle Dee» (Tesm., 1151). Soprintendeva alle medesime un sacerdote detto stefanóforo, assistito da vergini giovinette, allevate in rigorosa clausura a spese della città entro un recinto sacro, che diceasi il Tesmoforio. Nel primo dei sette giorni ascendevasi al tempio di Cerere in Eleusi, portando sul capo i libri della legge: indi era detto il dì dell’Ascensione — ἄνοδος (Esich.). Il secondo e terzo erano giorni di preparazione. Nel quarto cominciavansi le solennità; avea luogo la processione dei canestri; i tribunali non giudicavano, e il Senato non teneva seduta (Ar., Tesm., 79). Il sesto era un giorno di digiuno: perciò detto νηστέια. Le donne passavano questa giornata sdrajate per terra, in commemorazione di Cerere che, nel cercar Proserpina, dal gran dolore non prese cibo. Il settimo giorno chiudevasi la festa con un sagrificio a Calligenia, — deità distinta da Cerere e da Proserpina, benchè invocata solo nella festa di queste due dee, e insiem con esse e con Plutone (Tesm., 306). — Al cominciar delle Tesmoforie tutti i detenuti per semplici delitti erano rimessi in libertà.

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