Note 547 — QUADRO DECIMO
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Alla corte del re di Persia si aveva bensì qualche sentore degli avvenimenti che Ciro il giovane preparava nella Lidia per quell’impresa la quale doveva immortalare i diecimila di Senofonte: ma Ciro stesso avea avuto cura di far spargere la voce che quegli armamenti fossero diretti semplicemente contro il satrapo Tisaferne (Senof., Anab., I, 1). Però il servizio che Alcibiade disegnava rendere al re mettendolo al chiaro dei disegni di Ciro sul trono di Persia, e offerendogli la propria spada, valeva bene il compenso degli ajuti ch’egli se ne riprometteva per la libertà della sua Atene. Ben diverso da Temistocle, che bandito riparava in Persia per offrire al re di far serva la Grecia, la figura morale di Alcibiade in quest’ultima fase della sua vita, di quanto grandeggia a confronto dell’eroe di Salamina, con cui il figlio di Clinia ebbe pure tali e tanti punti di somiglianza! — Più tardi, un altro grande Ateniese, amantissimo anch’egli della sua città, suggeriva del pari a’ suoi concittadini di ricorrere al re di Persia per proteggere e soccorrere Atene contro Filippo il Macedone. «Spedite dunque, diceva Demostene, legati al re e lasciate lo stupido pregiudizio a voi tanto esiziale ch’egli sia barbaro» (Filipp., IV). E il consiglio era savio nella tristezza dei tempi: ché Maratona e Platea erano già troppo lontane.