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Alcibiade

Note 544 — QUADRO DECIMO

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Così i sogni di sera come i sogni d’autunno erano ritenuti bugiardi. «Folle! che prestò fede a un infelice sogno della sera (ὀνείρῳ ἐσπεριῳ), sogno che lusinga nei tetti i miseri mortali, e per dileggio in tutto li inganna» (Quinto Smirneo, Paralip., v. 133). «Perocchè si dice che i sogni sono mal sicuri e fallaci principalmente in quei mesi nei quali cadono dagli alberi le foglie» (Plut., Disp., Conv., VIII, 10). I quali mesi si chiamavano dai Greci con una sola parola φυλλοχόοι: primo di essi il Pianepsione (ottobre-novembre). Similmente in Alcifrone: «Ricordatomi che s’avvicina il tempo in cui le foglie degli alberi cascano, allora proprio m’avvidi che il sogno era stato fallace» (Alcifr., Lett., III, 10).

Per contrario reputavansi veritieri i sogni del cuor della notte e delle ore più vicine all’alba — νυκτός αμολγὸς, noctis conticinium. «E in core ella gioì, poi che sì chiaro — Quel sogno erale apparso innanzi all’alba» (Om., Odiss., IV, 841). «Post mediam noctem visus quum somnia vera» (Oraz., Serm., I, 10).

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