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Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle

Note 9 — Caro Yorick figlio di Yorick

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Alc. «... E la turba e le voci via via confusamente si dileguavan lontano, finchè non mi parve più udirne che una sola: ed era la voce di Timone il misantropo che seduto alla riva, raspando la terra, — guardavami fisso come quel giorno che incontratomi per via mi maledì. Ma la sua voce non era più imprecazione: il suo aspetto non era più d'uom che odia: il suo sguardo parea sguardo d'amore. Timone, io venivo gridandogli, ringrazia gli Dei che smentirono i tuoi auguri! Il giovinastro che preconizzasti flagello d'Atene n'è divenuto il salvatore! Timone riconciliati cogli uomini! la virtù e l'espiazione esistono ancora sulla terra, — e la legge della terra è amore. — Ed io correa verso lui le braccia aperte.... ma Timone già era scomparso.... il suo volto s'era mutato nel tuo....» ecc. Alcibiade, Quadro ultimo, scena 2.ª

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