Note 81 — Caro Yorick figlio di Yorick
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Un nuovo storico, ammiratore di Pericle, il signor Henry Houssaye, autore di una storia recentissima di Alcibiade e della repubblica ateniese, (Paris, Didier, 1874) abbastanza esatta nei fatti, ma piuttosto superficiale nello spirito di indagine e nello studio delle cause, — dopo aver difeso la massima parte degli atti di Pericle e della sua politica e riferite le ultime parole di Pericle morente, è tuttavia costretto a concludere: «En parlant ainsi, l'agonisant ne cherchait-il pas à étouffer ses remords d'avoir pris Athènes des mains de Cimon et d'Aristide puissante et prospère, et de la laisser, malgré l'éclat éphémère qu'il avait fait rayonner sur elle, avec des possessions menacées, un territoire envahi, les habitants décimés par la guerre et la peste? A cet instant suprême, Périclès ne regretta-t-il pas douloureusement d'avoir entraîné les Athéniens à cette guerre, qui allait peut-être tourner à la chute de la cité, à la division des forces de la Hellade, et au futur asservissement de toute la race grecque?»
Il signor Houssaye dimentica e non vede il più; dimentica che Pericle lasciava dietro di sè qualcosa di peggio. Aveva raccolto Atene virtuosa, di spiriti gagliardi e generosi, disinteressata, patriottica, e la lasciava avviata a gran passi sulla via dell'egoismo, dell'ingiustizia, dell'effeminatezza e della corruzione.