Note 80 — Caro Yorick figlio di Yorick
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Conciso, esatto e caratteristico è il giudizio che intorno ai principj della guerra peloponnesiaca reca l'insigne storico repubblicano Anelli, nella Prefazione a Demostene: «Gli Ateniesi che da virtù si levarono in sublime, non seppero poi, per mancanza di sì valido sostegno, mantenere nè modestia, nè moderazione; anzi abusando il potare ad eccessi di comando, a tirannide di leggi e tributi sugli alleati e sui soggetti, destarono a poco a poco sdegni, riluttanze, lamenti, guai, vendette, passioni tutte scoppiate alla fine, nella guerra peloponnesiaca, che sovvertì Atene e riempì la Grecia di lutto, di corruzione, di avvilimento e dispotismo. Così questa guerra non agitata da spirito di libertà e generosa difesa, divenne macello di cittadini, carnificina di fratelli, mercato di servitù, trasse Atene a bassezza e ad obbedienza dell'emula Sparta.»
L'Anelli è repubblicano, modello di scrittore onesto e di storico austero: e mi corsero alla mente le sue parole, quando intesi Yorick rivendicare ad Atene in quella iniqua guerra «tutte le simpatie delle anime generose, delle menti elette, e de' cuori temprati all'affetto pel vero e pel giusto.»