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Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle

Note 50 — Caro Yorick figlio di Yorick

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Tale la chiamavano i Greci; (Tucid. I. 122, 124) tale la confessavano ingenuamente e senza tanti complimenti gli stessi Ateniesi, Pericle per il primo. «Sappiam benissimo — dichiaravan gli inviati Ateniesi a Sparta — di esserci fatti odiosi e gravosi ai nostri confederati: ma è massima vecchia che il potente tenga il debole in riga. (Tucid. I. 76). Il nostro imperio, dice schietto Pericle agli Ateniesi, ci ha fatto al presente esosi e gravi: ma non possiam più rinunciarvi, senza esporci al pericolo degli odi che esso ci attirò. Il nostro imperio è omai come una tirannide: ma se l'occuparlo è ingiustizia, il rinunziarvi è pericolosissimo.» Tucid. II. 63, 64. E lo stesso demagogo Cleone: «Il vostro imperio sui confederati, o Ateniesi, è una tirannide: voi comandate a gente ritrosa, che vi ubbidisce, per la prepotenza delle vostre forze, non già per affezione.» Tucid. III. 37.

E Isocrate nell'Areopagitica si lamenta a più riprese dell'odio in cui Atene è venuta a tutti i Greci.

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