Note 173 — Caro Yorick figlio di Yorick (continued 2)
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Il signor professore Z. ha confuso evidentemente — confusione inesplicabile in un professore — i costumi jonici con quelli dorici, e le leggi ateniesi con quelle spartane. È a Sparta difatti che per la necessità dell'organizzazione militare, su cui poggiava l'esistenza stessa della repubblica, troviamo — all'opposto di Atene — vietate ai cittadini le arti meccaniche: «tutto quel ch'era d'arte meccanica volevano i Lacedemoni si esercitasse non per le mani de' cittadini, ma de' servi» Plutarco, Apoft. Lac. — Però il signor Z., se non aveva letto nè Senofonte nè Platone, avrebbe almeno dovuto conoscere quell'episodio narrato da Plutarco che caratterizza così nettamente la diversità delle due legislazioni ateniese e spartana a questo riguardo. Essendosi un Lacedemone (certo Eronda) trovato ad Atene in un giorno di seduta dell'Eliea, ed avendo sentito che un cittadino perchè non esercitava nessun mestiere nè arte manuale e viveva in ozio, era stato dai giudici condannato (intende signor Z.?), e se ne ritornava dalla condanna tutto addolorato, mesti anche gli amici che lo accompagnavano — egli pregò gli astanti che gli mostrassero quest'uomo «ch'era stato condannato per aver vissuto nobilmente da uomo libero.» — Plutarco, in Licurgo e negli Apoftemmi. — E son molti anche nei tempi nostri che intendono a questo modo la libertà!