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Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle

Note 137 — Caro Yorick figlio di Yorick (continued 2)

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Dei tre marmi d'Alcibiade nel Vaticano — che son tra le pochissime effigie a noi pervenute del grande Ateniese — uno, (corr. Chiaramonti, N. 44) è stato riprodotto dall'Houssaye nella sua Histoire d'Alcibiade; l'altro, (Sala delle Muse, N. 510) dall'Ennio Quirino Visconti (Icon. Gr. I. tav. XVI. 1 e 2.) Il primo rappresenta Alcibiade giovane sui 25 anni; ha barba appena nascente e baffi; l'altro, che fu scavato sul monte Celio, è Alcibiade adulto; il profilo è meno bello, la barba corta, arricciata, e i baffi più grossi. Il Visconti lo ritiene una copia del busto che l'imperatore Adriano fece porre a Melissa in Frigia sulla tomba di Alcibiade. Il terzo marmo, ch'è una statua intera, e il busto del Campidoglio somigliano agli altri due.

L'Ennio Quirino Visconti reca alla tav. XVI n.º 3, un'altra testa di Alcibiade, copiata da una pietra antica del gabinetto di Fulvio Orsino, riprodotta da Faber: è Alcibiade giovane e bello: baffi staccati dalla barba nascente, cappelli arricciati. — Una sesta effigie infine si trova nel Museo di Napoli: è Alcibiade adulto; baffi e barba cresciuta: e questa almeno avrebbe dovuto conoscerla quel sapiente critico napoletano di un foglio milanese, che anche lui si era fitto in mente di voler far radere i baffi ad Alcibiade!

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