Note 18 — Ahasvero
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Due croci, secondo un'antica leggenda ebraica, si sono innalzate sopra Gerusalemme, negli ultimi tempi della sua lotta contro Roma. L'una sorse sulla vetta del Calvario, parola che significa monte Calvo, od arido; l'altra sulla vetta del Morìa, ossia monte di Dio, monte delle visioni, o dell'avvenire. Esse simboleggiavano la vita d'Israello nei secoli. La prima, l'Era del Paganesimo che finiva; la seconda, l'Era nuova che stava per aprirsi. Due croci, due olocausti. Gli Ebrei, per la loro origine, la loro legge e avversione agli idoli e alla divinità di Cesare, erano tacciati di deicidio. Avendo essi rifiutato di adorare Cesare come dio. Perciò i Romani in un solo giorno fecero inchiodare due mila Ebrei, nelle varie provincie della Siria, sopra la Croce. Ma non potendo uccidere il dio ebreo, perchè tutto spirito, si vendicarono col crocefiggere Cristo che lo rappresentava, e voleva elevarsi come mediatore tra il Paganesimo e il Monoteismo. Infatto, alla morte di Cristo, corse un grido sopra tutto il mondo pagano: «Il gran Pane è morto». Inoltre Cristo contrapponeva a Cesare-dio, che rappresentava la violenza, l'arbitrio, la guerra, un nuovo ideale del divino, concepito e nato dal seno del popolo ebreo, il Dio di carità, di rassegnazione, di conciliazione e d'amore. La sua croce significava il sacrificio individuale; quella elevata sul Morìa, il sacrifizio collettivo, quello di un popolo: l'una il deicidio, l'altra il popolocidio. L'uno durò poche ore di passione e di sofferenze; l'altro dovrà durare per secoli come ad espiare le colpe dell'intera umanità, in ogni parte della terra, significa e porta in sè il sacrifizio universale. — Il Cristo-popolo, allargato all'Umanità. Cristo aveva detto sul Calvario: consummatum est; Israel, il popolo, sul Morìa, sotto le macerie di Gerusalemme, esclamò: Non tutto è finito, tutto è da ricominciare. Esso non volle morire del tutto, ma si sottrasse a' suoi carnefici, entrando nel sepolcro, simile ad Hiram, simbolo dell'operaio eterno, l'operaio intelligente, il quale portò seco nel sepolcro aperto sotto il limitare del Tempio, la parola smarrita; la quale dovrà essere svelata a suo tempo, come parola di redenzione per tutti gli oppressi e i deseredati. Ricercare la parola smarrita è l'enimma forte che, nella nuova Era, si sono proposte molte eresie e i sodalizi secreti, come i Gnostici, i Manichei, gli Albigesi, i Templari, le diverse Massonerie nei loro riti. Qual'è quella parola misteriosa? Secondo l'avviso di alcuni, sarebbe Giustizia. Ma l'idea dovrà divenire realtà: la realtà è l'idea fatta uomo; incarnata in un popolo; per assurgere a forza. Ora, il mezzo per tradurla in forza, sarà l'associazione. Questa la forza per ottenere, con la giustizia il miglioramento fisico, morale, intellettuale di tutte le classi, di tutti i popoli. I due termini, Giustizia, mercè l'Associazione, si compenetrano, si concretano in un solo, che omai domina l'età nuova; Verbo sul quale passando l'afflato del Divino che purifica, innalza ed avviva, divenuto passione e sentimento, potrà sollevarsi come formula, simbolo e labaro di religione futura.